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bioterapia nutrizionale

 

La dieta è un progetto nutrizionale bilanciato che contiene tutto quello che ti serve per mangiare il giusto, non avere lacune nutrizionali, e tornare al peso forma assieme a una possibile attività fisica.

In linea teorica funziona perfettamente, in pratica smette di funzionare ad un certo punto.

Fatta questa citazione possiamo iniziare a fare alcune assunzioni che sono emerse dagli studi che sto facendo e alcune attività fatte personalmente.

QUANDO IL REGIME NUTRIZIONALE FUNZIONA

Facciamo mente locale, quando una dieta funziona? Quando hai un  motivo per farla funzionare.

Facciamo qualche esempio:

  1. quando sei malato, dimagrire o un regime di alimentazione alternativo riesce a sistemare il problema
  2. quando sei troppo pesante da respirare male, da non fare le scale, da soffrire di apnea
  3. quando mangiare cambia in maniera tangibile la situazione e ti fa sentire meglio.

Il regime alimentare procede a gonfie vele man mano che sentiamo i miglioramenti.

QUANDO IL REGIME NUTRIZIONALE SMETTE DI FUNZIONARE

Smette quando stiamo meglio. Ad un certo punto tutto funziona, facciamo le scale, quel problema diviene meno forte e torniamo nella nostra zona di conforto, quella che innesca nuovamente il problema con il cibo perché il regime alimentare che abbiamo fatto ha risolto il sintomo (leggi, i problemi che un’alimentazione sregolata produce) ma non l’origine del sintomo.

Ingrassiamo perché:

  1. sicuramente immagazziniamo una quantità di energia più alta di quanta ne bruciamo
  2. agganciandoci al punto precedente ci muoviamo troppo poco da abbassare troppo il nostro metabolismo
  3. mangiamo le cose sbagliate, prediligendo zuccheri, proteine in quantità superiori al nostro fabbisogno
  4. mettiamo nel cibo le nostre ragioni psicologiche.

Ti sei mai chiesto quanto mangi? E ti sei mai chiesto perché, per quanto sei convinto di non mangiare tanto, quella pancia diviene sempre più grande?

Stanno lì le tue ragioni. E quindi anche l’origine del tutto.

Faccio un caso.

La tua vita è troppo affollata di preoccupazioni, da renderti incapace di stare tranquillo. Si possono generare due approcci alla vita:

  1. facciamo sport, per scaricare la tensione che accumuliamo durante la giornata, quelle che chiamiamo tossine e che spesso sono solo mentali
  2. mangiamo un pezzetto di cioccolato, semmai una fettina di torta o un gelato sul divano intanto che guardiamo la televisione

In entrambi i casi il nostro corpo produce delle endorfine a celebrare il piacere che stiamo provando ma:

  1. questo caso produce anche la voglia di farcela, di correre, di reagire, di fare funzionare il corpo che deve essere pronto per tutte le occasioni
  2. questo caso numero due produce un comodo senso di distacco, il fatto che comodamente stiamo smettendo di pensare, paciosamente sulla morbidezza del divano. Man mano che passa il tempo il senso di sazietà diviene sempre più pieno e appagante. Il nostro peso aumenta, quello che mangiamo produce la personificazione di quello che vogliamo essere: qualcuno che si rintana dentro di se stesso.

Il nostro corpo aumenta di peso, trattiene liquidi, i conflitti che ci distaccano dalla realtà cominciano a produrre i loro risultati e noi siamo costretti ad un certo punto al cerotto sulla bocca, per non mangiare.

La dieta entra in gioco qui.

Un regime alimentare bilanciato, che elimina tutto perché non fa bene. Iniziamo, notiamo che funziona, ci sentiamo meglio, non abbiamo più la sensazione di fare le scale con altre dodici bottiglie di acqua sulla schiena. E va meglio!

Poi, la dieta si ferma perché perdiamo la sensazione di benessere che ci aveva dato, le preoccupazioni tornano a prendere possesso di noi e torniamo alla modalità divano, diveniamo stanchi come prima perché vogliamo mangiare qualcosa di buono.

Chi ci racconta che cosa mangiare non ci dice sempre che possiamo fare uno strappo, quella bella mangiata che fa stare bene l’animo per poi tornare al regime di prima. Questa persona non ci dice sempre che dobbiamo anche fare un certo tipo di moto.

Nessuno ci dice che non tutto il cioccolato è cattivo, o che fare la merenda con un pezzetto di cioccolato non ci fa ingrassare come crediamo.

Qui non viene risolto il problema, va trasformato il problema in una opportunità, la dieta come spesso viene congegnata quindi porta solo a maggiore disagio, e non siamo nati per soffrire, ma per essere felici. E che ne dicano!

IN CONCLUSIONE

Non rimane tanto da dire, oltre al fatto che un percorso nutrizionale non significa dieta, ma significa vedere tutto l’insieme, e se fosse solo il problema di quel “cibo” particolare che ci da fastidio? E se fosse che dobbiamo solo iniziare a produrre un caso “uno” invece del “due” in cui facciamo maturare al nostro corpo che tutto è possibile?

Possiamo lavorare sui seguenti fronti:

  1. capire il tuo approccio al cibo (che non significa fare la conta delle calorie)
  2. capire il tuo approccio alla vita
  3. ragionare sulla tua giornata
  4. verificare assieme al tuo medico (o dietologo) cosa integrare al percorso che stai facendo.

Da qui nasce il cambiamento. E te lo dico perché anche io sto lavorando su me stesso, in questa direzione e qualcosa di bello è successo.

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